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THE ART REVIEW

  • the interview
  • Third Ear Ar
  • Intersni Kazki
  • di Domenico Russo


Aec Interesni Kazki
End Of The War.
acrylic on canvas, 195 - 170 cm

Aec Interesni Kazki
Last Day Of The Babylon.
acrylic on canvas, 176-176 cm


Aec Interesni Kazki
Mother - Earth and Urbanization.
ink drawing on paper, hand colored by watercolor


Aec Interesni Kazki
The Great colonizer.
ink drawing on paper, hand colored by watercolor

Intersni Kazki è un duo ucraino di muralisti, aec e Waone (Aleksei Bordusov e Vladimir Manzhos), che su pareti di tutto il mondo ha illustrato storie fantastiche, ricche di spunti incredibili e simbologie mitiche. A Kiev i due hanno iniziato come writers in una crew dal nome Ingenious Kids, di cui hanno mantenuto le iniziali. Nel 2001, avviene la svolta con la prima produzione della maturità, accompagnata dalla scelta di un posto tranquillo, dove poter lavorare senza essere disturbati. Questa decisione rappresenta la direzione definitiva di un percorso che si allontanava dal graffittismo tradizionale del bombing sui treni, per volgere all’imponenza storica del muralismo. Hanno preferito un lavoro più lento: creare come meditare, per estendere le numerose influenze e le svariate suggestioni, che di volta in volta assorbono. Con il senso del divino ad accomunarli, ora portano avanti il loro progetto separatamente, così da poter diffondere il loro messaggio con maggior efficacia. Coloratissime immaginifiche visioni, potremmo definirli così i loro lavori, sono favole dei popoli della Terra che, svelano le concatenazioni infinite una dietro l’altra, dalla più piccola particella sino all’uomo. Alla fine ci si trova di fronte un unico grande libro dove pare l’uomo vortichi senza sosta, scambiando sensazioni con tutta la materia che lo circonda, anch’essa vivente e pulsante. Aec (Kiev, 18/02/1980), che si è reso disponibile a tutte le mie domande, è un artista in grado d’ascoltare gli antichi tremori provenienti dal profondo del pianeta e, allo stesso tempo, d’aprirsi ai bagliori moderni delle città che lo ospitano. Sa unire le tradizioni locali alle scoperte della scienza, gli elementi naturali alle leggende, per evocare sotto l’egida di uno spirito eterno e mitologico, la concezione di un uomo strettamente connesso con la natura; un uomo inscindibilmente legato a questa generosa madre di cui sempre più spesso dimentica d’esserne figlio».

Domenico RussoCome vi siete conosciuti, lei e Waone? Penso al vostro incontro come a un mescolarsi di energie in un’unica fonte di calore. Questa sorgente primigenia scorre sotto Interesni Kazki e rifluisce dai murales vibrando tutt’intorno. Com’è iniziato tutto e com’era il contesto in cui avete iniziato a lavorare?

Aec: «Ci siamo conosciuti quando entrambi eravamo appassionati di graffiti, quindici anni fa. Nel tempo siamo diventati più interessati a dipingere alcune storie, utilizzando solo caratteri, evitando il tradizionale lettering dei graffiti. Poi inventai un nuovo nome per il nostro duo Interesni Kazki, che significa storie interessanti o fiabe. Questo nome ci ha unito per dieci anni. Ma negli ultimi anni il nostro duo esiste solo formalmente, abbiamo lavorato separati, ad esempio, facendo pezzi in collaborazione solo se entrambi venivamo invitati a creare un murales. Quindi ufficialmente non lavoriamo insieme da Maggio 2016».

Avete girato il mondo in lungo e in largo, interpretando tradizioni, storie e sogni di varie popolazioni. Ne avete assimilato l’ambiente, la natura e le simbologie arcaiche, a volte dimenticate, traducendo tutto in una specie di libro a cielo aperto leggibile a chiunque. Mi chiedo se esista nel vostro immaginario un luogo bramato, ancora precluso ai vostri interventi. Una sorta di posto definitivo dove disegnare sarebbe come farlo per tutti e tutto in senso definitivo.

«Il processo creativo per me è un mistero. A volte il risultato del lavoro è differente da quello che avevo pianificato e dall’intenzione. Credo che l’artista sia un conduttore tra il mondo spirituale e quello materiale. Perciò non è possibile dire qualcosa in particolare riguardo il metodo e l’origine delle opere. E tutte le volte, ogni nuova idea e opera nascono in maniera diversa».

Seppur l’uomo pare trovi vari modi per perdere completamente il legame spirituale col mondo, a volte anche attraverso la scienza, la tecnologia, il progresso in generale, non può spazzare via lo spirito mistico dell’Universo. Lei che ne pensa?

«L’umanità ha compiuto un enorme salto tecnologico nel secolo scorso. Ma non del tutto, ci sono molti luoghi sull terra in cui il livello della vita delle persone è come parecchi secoli fa e solo i dettagli ricordano che questo succede nell’età moderna. Questo è il motivo per cui le visoni del mondo e i valori delle persone sono molto diversi. Le differenze, le incomprensioni e l’intolleranza sono la causa delle guerre. L’arte è il modo per scoprire e risolvere eventuali contraddizioni tra le persone e tra l’essere umano e l’universo spirituale».

Un’attitudine scritta nel nome vi conduce verso elementi simbolici di collegamento tra la biosfera e l’uomo. Come nasce l’esigenza di attingere ai miti cosmogonici, ai simboli esoterici, alle favole?

«Credo che il linguaggio dei simboli e dei miti sia l’unico modo di tradurre i messaggi spirituali nel mondo materiale. Deriva dal subconscio».

Oggi, come trova il mondo in cui lavora? C’è ancora spazio per le favole?

«Si tratta di percezione del mondo da parte della persona. Più una persona diventa adulta, più diventa frustrata e seria e non crede più ai miracoli o alle favole. Non è possibile rimanere con la percezione infantile. Ma questa è già un’altra storia, questo è quello che la gente chiama il paradiso perduto, provando a cercarlo per il resto della vita».

Domenico Russo