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THE ART REVIEW

  • the interview
  • LA FRUTTA sui RAMI più bassi
  • Chris Drier, Gary Farrelly
  • di ScAle architects


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FARRELLY Postcard

Gli artisti Chris Drier e Gary Farrelly intervistati da ScAle architects sulle tematiche della loro prossima mostra a Berlino, presso la galleria Laura Mars.

ScAle architects: Chi siete?

GF: «Sono Gary Farrelly, sono un artista. Vivo a Bruxelles dove alloggio nella sede dell’ex Ministero per l’Educazione – un edificio occupato. L’ufficio 304 è la mia residenza e il mio quartier generale. La targa è ancora sulla porta».
CD: «Sono Chris Dreier, ‘visual and sound artist’, vivo a Berlino».
GF: «Con Chris Dreier ho fondato l’ ‘Office for Joint Administrative Intelligence - OJAI’ nel 2015. OJAI porta avanti la ricerca sull’auto-istituzionalizzazione e sul processo artistico. Per auto-istituzionalizzazione intendo il processo di esprimere o ordinare l’esperienza soggettiva attraverso il linguaggio burocratico, amministrativo, archivistico. Sono responsabile di OJAI SUD – Commissione del Patrimonio Amministrativo e dell’Auto-Archivio. Chris dirige invece OJAI NORD – Dipartimento della Ricerca Finanziaria e del Rischio Sistemico. Ci siamo trovati ad una cena presso la galleria Juergen Groelle a Wuppertal nel 2015: la conversazione andò diretta al punto – edifici, schemi di metropolitane, musica cacofonica, la ‘rust belt’ europea e l’incombente apocalisse. Da allora ci spediamo lettere a giorni alterni – le parti più succulente del progetto. Abbiamo firmato un trattato per la fondazione di OJAI l’anno scorso. Vado spesso Berlino per le visite ufficiali».
CD: «O vado io a Bruxelles con il meraviglioso treno Thalys, con una valigia di nuova documentazione su OJAI. Ogni summit è meticolosamente pianificato e include un tour architettonico.»

Perchè ‘La frutta sui rami più bassi’ - Low hanging fruit?

GF: «Low hanging fruit è un termine economico correlato all’austerità – significa ciò che è in surplus rispetto al funzionamento minimo dello stato – i primi ad essere potati nell’ottica di un programma di risparmio – i fondi per l’arte, gli investimenti nello sport, nei giovani, nella comunità».
CD: «Fondamentalmente traguardi sociali senza lobbies forti. È realmente il linguaggio del Fondo Monetario Internazionale».

Perchè Wuppertal, cosa a Berlino?

GF: «Non mettiamo in dubbio il valore di lavorare in centri come New York, Parigi e Berlino – ma siamo coinvolti nel dialogo e nello sviluppo di progetti anche in città come Wuppertal, Banja Luka, Dallas e – incrociamo le dita – Charleroi».
CD: «Inoltre l’antica città industriale di Wuppertal è una gemma nascosta, conosciuta a pochi. Berlino è nel processo di essere svenduta con la gente che cerca di comprarne il suo carattere speciale, anche se ancora non compromessa del tutto, spero. La nostra prima mostra insieme si è tenuta presso Grölle pass:projects e comprendeva un ufficio e un sistema di archivio completamente funzionanti che includeva anche le planimetrie per la futura sede di OJAI progettata da ScAle architects. La prossima collaborazione sarà a Berlino alla Galleria Laura Mars, a Febbraio. Poi saremo alla RO2 Art a Dallas. In futuro vorremmo esporre a Yekaterinburg, Detroit and Bucharest».

L’architettura celebrativa e monumentale è politicamente defunta, per cosa siete in lutto?

GF: «L’architettura è centrale. A volte è difficile dire se noi compiangiamo, custodiamo o siamo coinvolti in una critica passiva-aggressiva. In effetti tutte tre le cose contemporaneamente».
CD: «Non la separiamo dal contesto economico – stessa storia».

Ministeri distopici contro agenzia creativa collaborativa: un’edulcorazione?

GF, CD: «Entrambi. Alle strette, la seconda vince. Siamo incurabili idealisti, in realtà».

ScAle architects