#AImagazine
THE ART REVIEW

  • editoriale
  • INIZIAMO DA CAPO
  • di Andrea Tinterri e Christina Magnanelli Weitensfelder

#AImagazine esce trimestralmente in edicola, anche su abbonamento, abbinato al look book AIM. In questo numero, tra le altre, hanno contribuito firme del giornalismo d'arte come Domenico Russo, Cristina Casero, Jennifer Malvezzi, Cristina Manasse, e Roberta Valtorta, Carlo Arturo Quintavalle, Paolo Barbaro, Giovanna Calvenzi per AIM. Una nuova forma, contenuti dilatati con rubriche dedicate alla fotografia, video arte, design, architettura, una rinnovata distribuzione sempre più capillare. È una sorta di debutto per questa uscita di #AImagazine, nonostante sia edito dalla fine del 2006. Viene in mente il noto primo ballo viennese, quasi come una bella diciottenne, direzioni e idee chiare, che afferma la propria presenza in società. #AImagazine è pensato e progettato da uno staff di artisti, curatori e professionisti dell'estetica legata alla fruizione dei contenuti: anticipa e sottolinea la contemporaneità del modello mitteleuropeo come chiave di lettura del mondo delle arti visive. Non è un caso che la copertina sia dedicata ad Alessandro Sambini, uno degli artisti che consideriamo più interessanti sulla scena nazionale, ma non solo, degli ultimi anni. Un artista che lavora sul contemporaneo, inteso come necessità critica di restituire e riflettere quello che ci circonda quotidianamente, che influenza la nostra vita sociale, politica, geografica. Proseguiremo la nostra ricerca garantendo particolare attenzione al linguaggio fotografico (rubrica, interviste, portfolio), comè sempre stato nelle nostre intenzioni, ma consapevoli dell'impossibilità di escludere il Mondo che determina tali dinamiche. Per questa ragione riserveremo un importante spazio d'approfondimento all'architettura e al design, ospitando su questo numero un intervento su Alessandro Mendini. Una rubrica dedicata al cinema e alla video arte, il cui titolo, come vedrete, prende forma dal capolavoro del 1962 di Chris Marker, La Jetée: una piattaforma di lancio dalla quale gettare parole, gesti, intenzioni. Una serie di interviste ad addetti ai lavori: curatori, direttori di musei o fondazioni, galleristi. Vorrei ricordare l'intervista a Lorenza Bravetta, direttrice di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia. Un nuovo luogo dedicato al fotografico dove, tra le altre numerose iniziative, approfondire e studiare archivi d'immagini, anche anonime, che altrimenti andrebbero perse o relegate alle memorie private. Alla fine, pensandoci con un minimo di razionalità, è quello che facciamo noi, quello che fa chiunque abbia ancora voglia di fare e stampare una rivista che si occupi di cultura dell'immagine. Credo che il dibattito (finalmente si è scatenato un dibattito pubblico) sulla street art o public art che si è acceso negli scorsi mesi, soprattutto a seguito della presa di posizione di Blu, sia anche stato rivolto al concetto stesso di memoria, alla conservazione o al diritto alla conservazione. Non voglio entrare nei dettagli della polemica, lo spazio non sarebbe sufficiente, ma voglio sottolineare l'interesse, anche grazie a tale dibattito, che si è mosso sul tema dell'archivio del segno, di un'idea trasformata in materia, colore, o anche solo pixel. Quali sono i limiti di tale operazione? Come, quando e perchè conservare immagini? Quello che sto scrivendo, quello che leggerete all'interno della rivista, le immagini che guarderete e anche le pagine che, per sbaglio, non sfoglierete nemmeno, tutto questo ci sopravviverà, avrà una vita più lunga della nostra, diventando archivio o parte di un archivio più ampio. Una sorta di conservazione del contemporaneo, che lentamente accumulerà tempo e forse un poco di polvere, trasformandosi in materia su cui ricostruire e riscrivere nuovamente.